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Acconciature Anni 30

Acconciature Anni 30:

Cure e Abbellimenti dei Capelli.

Tutti dovevano avere cura costante e meticolosa dei loro capelli ed in modo particolare le donne, perché tutto il fascino era racchiuso nelle chiome voluttuose.

Era sconsigliato lavare i capelli con acqua e sapone perché inaridivano e decoloravano i capelli, usare pettini fitti e quelli di metallo; preferibili da usare erano quelli di corno, poiché quelli di celluloide non erano raccomandati. Di sera, prima di coricarsi, si pettinavano e non si profumavano per non irritare il cuoio capelluto, non si mettevano bigodini e non si legavano troppo stretti. La testa veniva lavata ogni 8-10 giorni circa, ma al posto dell’acqua si usava delle lozioni come la “Lozione Lavia” che sgrassava e lavava i capelli senza l’uso dell’acqua, schiumava abbondantemente e non lasciava umidità sulla testa, asciugava rapidamente.

I capelli ondulati davano al viso un aspetto più giovane, più armonioso, più vivace.

A volte, quindi, si ricorreva all’ondulazione artificiale come il “Crinefil Rapid”, ovvero la permanente fatta in casa. L’invenzione consisteva in un ondulatore-conformatore filo termico, che in pochi minuti metteva in piega sotto l’azione del calore immagazzinato. Questo calore però non poteva superare i 95° C. Le teste erano piccole ma ondulate e si potevano ottenere con la messa in piega ad acqua, utilizzando il metodo dei riccioli a ciambella(ricci piatti) prima da un verso e poi dall’altro e con il ferro da ricci. Le ondulazioni con i ferri “Marcel” venivano fatte su una base di “permanente a caldo”.

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Per fare la permanente, i capelli erano avvolti intorno a 25-30 bigodini di metallo, dopo essere stati bagnati con un liquido chimico che aveva la proprietà di renderli ricci in modo duraturo una volta che erano stati “cotti”.

Infatti i capelli venivano scaldati attraverso il calore trasmesso dalle pinze che al loro interno avevano delle resistenze elettriche collegate direttamente a dei fili elettrici. Le pinze venivano fissate sulla testa, isolate dalla cute con una doppia base di feltro e gomma.

La cliente, per poter essere sottoposta a questa coraggiosa lavorazione, doveva rimanere seduta sotto una particolare macchina, dalla forma simile ad un moderno casco asciugacapelli, ma senza la campana avvolgente; al suo posto c’erano tanti fili elettrici collegati a un cerchio che pendevano direttamente sulla testa, al centro c’era una lampadina rossa che indicava quando la corrente era collegata.

Le pinze, fissate sopra i bigodini, si scaldavano sottoponendo “a cottura” i capelli. La “paziente” passava così circa 10-15 minuti leggendo “tranquillamente” un giornale. Il fissaggio, o neutralizzante, che veniva applicato nella fase finale, era simile a quello che tuttora si usa per fissare una permanente. Gli uomini portavano i capelli cosparsi di brillantina per ottenere sfumature molto evidenti. Questa moda si protrarrà fino agli anni 50.

Le tinture per capelli

L’utilizzo delle tinture per capelli contro i capelli bianchi esisteva già in tempi più antichi rispetto al 1935, ma in questi anni la scoperta migliore e più efficace per colorare i capelli bianchi fu il “Pettine Nigris”. Questo prodotto era stato accolto sia all’estero che in Italia secondo il brevetto 316528, ed eliminava completamente l’uso delle tinture in quanto, pettinandosi con questo strumento, si potevano colorare i capelli senza inumidire la testa o sporcarsi. Infatti, quando veniva passato sui capelli, esso emetteva piccole quantità di olio balsamico, il quale andava a sostituire il pigmento naturale. Con questo pettine si potevano ottenere i colori del biondo, del castano, del bruno o del nero naturale, in tutte le gradazioni: bastava cessare di pettinarsi quando la colorazione aveva raggiunto il grado desiderato.

La Lozione Viennese.

Acqua leggermente profumata che restituiva il colore naturale dei capelli e della barba. Essa non tingeva nel vero senso della parola, ma sostituiva la vitalità mancante ai capelli, donando lucentezza e colore naturale.

Acqua Turca (istantanea).

Fra tutte le tinture era la più innocua e la più riuscita, nei colori castano, bruno e nero. Questo prodotto rendeva istantaneamente i capelli del loro colore naturale con una sola applicazione.

Tintura vegetale Novohenné.

Questa tintura non conteneva, neanche in minima parte, i derivati dell’anilina, nitrato d’argento, sali di piombo, acido pirogallico e nessun’altra sostanza che potesse nuocere alla salute.

Questa tintura conteneva solo estratti vegetali:

Estratto di “Punica Granatum” 70%
Alcoolato di Henné 20%
Tintura di Jaborandi 5%
Zafferano di Marte 5%

Per avere i capelli biondi si poteva ricorrere alla “Lozione Flava” la quale schiariva tinte troppo cariche e per diventare biondo naturale o biondo dorato. I capelli grigi, volgarmente detti “sale e pepe”, oppure giallognoli stavano male a qualunque donna e per chi non volesse tingere i capelli, poteva utilizzare  ”Acqua dei Centenari”.

 

 

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Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.

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