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Film: Il Gabinetto del Dottor Caligari

L’Espressionismo Tedesco

Il cinema tedesco diede luogo al filone espressionistico, definito in tal senso per l’uso di immagini e parole molte intense; per cui ogni interpretazione artistica che si discostava dalla realtà attraverso una frase poetica, un immagine artistica, un gesto teatrale oppure l’inquadratura stessa della camera, veniva definita espressionista.

Caratteristica principale di tale movimento nell’ambito cinematografico era la creazione di mondi surreali, distorti e tematiche misteriose, in alcuni casi sovrannaturali fino ad arrivare all’esasperazione.

Quindi si può comprendere il grande valore espressivo dei volti degli attori e di conseguenza l’aiuto di un trucco consistente nel renderli tali.

Il Gabinetto del Dottor Caligari

Manifesto del cinema espressionista tedesco è indubbiamente Il gabinetto del Dottor Caligari.

Un horror/psicologico/drammatico che racconta la difficile distinzione tra allucinazioni e realtà attraverso personaggi ambigui e surreali.

Siamo nel 1830 in un paese chiamato Holstenwall in cui iniziano ad esserci degli omicidi contemporaneamente all’arrivo in città del Dr. Caligari, giunto per presentare il suo sonnambulo Cesare alla fiera del paese, il quale tenuto sotto ipnosi sembrerebbe predire il futuro.

I personaggi che catturano maggiormente la scena sono indubbiamente il protagonista Caligari ed il suo fantoccio Cesare; questo non solo per i ruoli da protagonisti che ricoprono, ma soprattutto per la maschera che indossano, portandoli a diventare stereotipi facilmente riconoscibili sulla scena.

Un make-up eccellente non può essere raggiunto senza la considerazione del personaggio. Ciò significa non solo un’analisi intellettuale della caratterizzazione applicata coscientemente, ma uno studio del viso riflesso nello specchio quando l’attore è emotivamente e completamente nei panni del personaggio.

(Strauss I., Paint, powder and make-up; the art of theater make-up from the amateur and class room viewpoint, Sweet & Son, New Haven 1936)

Il Dottor Caligari

Caligari mostra un aspetto sinistro e folle di un uomo divorato dall'ossessione per gli studi sul sonnambulismo.

Gli occhi sembrano quelli di una persona insana e dai pensieri maligni evidenziati da una rima ciliare inferiore tracciata di nero e dalla vicinanza dell’osso orbicolare sporgente e quasi dritto che gli conferisce un aspetto severo e un po’stanco.

Durante L'Incubo

I tratti del viso sono stati marcati con un cerone dalla tonalità più scura: l’espressione accigliata e cupa è resa evidente dalle linee al centro della fronte e l’angolo interno degli occhi ombreggiato fino a scendere lungo tutto il dorso del naso compresa la sua punta; anche la zona naso labiale è sottolineata da chiaroscuri, proprio come i lati del viso.

Pertanto le zone d’ombra sono state accentuate per conferirgli un ulteriore aspetto tenebroso, dando la giusta gradualità con altrettante zone di luce.

Operazione che ancora oggi utilizzata nell'ambito teatrale per caratterizzare un personaggio e rendere i tratti più evidenti attraverso un’analisi accurata.

Tale apparenza viene compensata da una presenza più signorile e rispettosa dovuta all'abbigliamento e agli accessori quali il cilindro, il bastone e gli occhiali che dimostrano una caratteristica intellettuale del personaggio.

Nella Realtà

L’attore Werner Krauss compare quasi al naturale o meglio nelle sue oggettive fattezze verso la conclusione dell’opera. Qui  sembra rivelarsi il direttore dell’ospedale psichiatrico dove è rinchiuso Franz, narratore della storia, nonché visionario di una realtà distorta.
Quindi si può notare come il trucco precedente fosse più consistente e

 caratterizzante, mentre ora sembra essere più naturale, o meglio sarà stato applicato un cerone coperto da cipria donandogli un aspetto più comune e sereno.

Come per il dottore linee di demarcazione hanno evidenziato tratti del personaggio, la medesima cosa sembra esserci stata anche per l’uomo catturato ed interrogato come possibile sospettato degli omicidi avvenuti, il quale appare come un rude villano.

Cesare

Il soggetto che cattura sicuramente di gran lunga l’attenzione del pubblico e il sonnambulo Cesare; il cui make-up è il più corposo e palesemente evidente di tutti. Per questa ragione rimarrà nella storia come un immagine cinematografica di grande impatto e manifestazione espressionistica.

L’attore Conrad Veidt nei panni di Cesare, sotto ipnosi è capace di obbedire e compiere qualsiasi azione.

Subito si evince una base ben stratificata, omogenea e chiara su tutto il viso quasi a renderlo un fantasma; un sopracciglio folto e nero che segue la forma naturale dell’occhio; labbra scure, sicuramente nella realtà di un rosso pieno.

Il tratto essenziale che fa da perno al trucco nel suo complesso sono gli occhi colorati di nero nella zona sotto oculare, dall'angolo interno fino all'esterno, chiudendosi con una forma spigolosa appuntita, come al centro della guancia, lasciando chiara la palpebra mobile.

Forma forse volutamente forzata quasi a richiamare lo scenario del film costituito spesso da forme con spigoli appuntiti, oltre a strade serpentine, ombre minacciose ecc.

L’immagine richiama al sovrannaturale, infatti quando Cesare, svegliato dalla bara, spalanca gli occhi, immediatamente pensiamo al regno dei morti e al freddo.

Anche per Cesare notiamo un cambiamento nelle ultime scene, quando viene identificato come un paziente dell’ospedale, facendo parte della storia immaginaria di Franz.

Infatti sempre vicino a quell'aspetto un po’ più morto che vivo, dalla carnagione pallida, notiamo un occhio più pulito, lievemente ombreggiato, una bocca dipinta ed uno sguardo assente, un po’ malinconico che gli conferisco un aspetto triste e tetro.

Da notare la differente colorazione tra il volto e le mani che ci dovrebbe confermare l’utilizzo di una base grassa sbiancante sul viso.

Jane

Unica figura femminile presente come protagonista è Jane, di cui Franz è innamorato, la quale viene incorniciata da una lunga e folta chioma di capelli, piatti sulla testa, divisi nel mezzo e mossi su tutta la lunghezza; acconciatura forse non propriamente tipica di quel periodo, in quanto nel 1830 le pettinature aumentarono di volume con piccoli riccioli sulla fronte o sulle tempie, fino a diventare una massa voluminosa di capelli raccolti in alto con riccioli ai lati del viso per poi semplificarsi sempre più, giungendo dopo il 1840 ad un appiattimento e alla scomparsa dei ricci.

Forse l’acconciatura così presentata, in maniera semplice, cerca di rispecchiare un personaggio insano di mente e per tal senso più appropriata.

Il make-up rappresentato sugli occhi da un colore sfumato a partire dalla palpebra mobile fino all'arcata sopraccigliare e dalla rima ciliare inferiore verso il basso; il sopracciglio discendente è enfatizzato con una matita, per conferirgli uno sguardo languido e triste; mentre la bocca è resa più scura e assottigliata lungo il bordo superiore.

La versione reale di Jane, paziente della struttura, appare, grazie al suo aspetto sofferente con le sembianze quasi di una Madonna.

Il labbro è più scuro e marcato nella parte superiore, mentre quello inferiore è quasi invisibile e uniformato col resto dell’incarnato; creando così l’effetto di una bocca piccola a forma di cuore.

<p>Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.</p>

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