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Espressionismo Tedesco e il Cinema degli esordi

L’espressionismo Tedesco

Il cinema tedesco diede luogo al filone espressionistico, definito in tal senso per l’uso di immagini e parole molte intense, per cui ogni interpretazione artistica che si discostava dalla realtà – sia attraverso una frase poetica, un immagine artistica, un gesto teatrale che l’inquadratura stessa della camera veniva definita espressionista.

Caratteristica principale di tale movimento nell’ambito cinematografico era la creazione di mondi surreali, distorti e tematiche misteriose, in alcuni casi sovrannaturali fino ad arrivare all’esasperazione. Quindi si può ben comprendere il grande valore espressivo che dovevano avere i volti degli attori e di conseguenza l’aiuto di un trucco consistente nel renderli tali.

Manifesto del cinema espressionista tedesco è indubbiamente Il gabinetto del Dottor Caligari

Il gabinetto del Dottor Caligari

Regia: Robert Wiene, 1919/1920 film di 71 minuti
Sceneggiatura : Carl Mayer, Hans Janowitz
Fotografia : Willy Hameister
Musica Giuseppe Becce

Sul genere horror/psicologico/ drammatico racconta la difficile distinzione tra allucinazioni e realtà attraverso personaggi ambigui e surreali. Siamo nel lontano 1830 in un paese chiamato Holstenwall in cui iniziano ad esserci degli omicidi contemporaneamente all’arrivo in città del Dr. Caligari, giunto per presentare il suo sonnambulo Cesare alla fiera del paese, il quale tenuto sotto ipnosi in una bara sembrerebbe predire il futuro. I personaggi che catturano maggiormente la scena sono indubbiamente il protagonista Caligari ed il suo “fantoccio” Cesare, non solo per i ruoli da protagonisti che ricoprono, ma anche e soprattutto per la maschera che indossano, portandoli a diventare stereotipi facilmente riconoscibili sulla scena.

Foto 1

La foto 1] rappresentata di Caligari mostra un aspetto sinistro e folle di un uomo divorato dall’ossessione per gli studi sul sonnambulismo, che richiama subito alla mente un personaggio poco raccomandabile. Gli occhi sembrano quelli di una persona insana e dai pensieri maligni evidenziati da una rima ciliare inferiore tracciata di nero e dalla vicinanza dell’osso orbicolare sporgente e quasi dritto che gli conferisce un aspetto severo e allo stesso tempo un po’stanco; i tratti del viso sono stati marcati quasi sicuramente con un cerone dalla tonalità più scura, basta guardare l’espressione accigliata, cupa resa evidente dalle linee al centro della fronte e l’angolo interno degli occhi ombreggiato sino a scendere lungo tutto il dorso del naso compresa la sua punta, per poi arrivare alla zona naso labiale sottolineata maggiormente da chiaroscuri cosi come i lati del viso. Per cui le zone d’ombra appartenenti già a quel volto sono state accentuate rigorosamente per conferirgli un ulteriore aspetto tenebroso, dando la giusta gradualità con altrettante zone di luce. Operazione che ancora oggi viene messa appunto nell’ambito teatrale non solo per caratterizzare un personaggio ma anche per rendere quei tratti più evidenti attraverso un’analisi accurata:

Un make-up eccellente non può essere raggiunto senza la considerazione del personaggio. Ciò significa non solo un’analisi intellettuale della caratterizzazione applicata coscientemente, ma uno studio del viso riflesso nello specchio quando l’attore è emotivamente e completamente a fondo, nei panni del personaggio 

(Strauss I., Paint, powder and make-up; the art of theater make-up from the amateur and class room viewpoint, Sweet & Son, New Haven 1936)

In tal caso sono stati sfruttati al fine di renderlo meno bello e il più vicino possibile ad un grottesco scienziato, dall’aria sospetta e misteriosa. Tale apparenza viene compensata da una presenza più signorile e rispettosa dovuta all’abbigliamento e agli accessori quali il cilindro, il bastone ma soprattutto gli occhiali che dimostrano una caratteristica intellettuale che il personaggio possiede.

Foto 2

Foto 3

Foto 4

Nell’ultima foto l’attore Werner Krauss compare quasi al naturale o meglio nelle sue oggettive fattezze poiché verso la conclusione dell’opera sembra rivelarsi il direttore dell’ospedale psichiatrico dove è rinchiuso Franz, narratore della storia, nonché visionario di una realtà distorta.
In quest’immagine si può notare quindi come il trucco precedentemente applicato fosse più consistente e caratterizzante, mentre ora sembra essere più naturale, o meglio sarà stato applicato un cerone coperto da cipria donandogli un aspetto più comune e sereno. Come per il dottore linee di demarcazione hanno evidenziato tratti del personaggio, la medesima cosa sembra esserci stata anche per l’uomo catturato ed interrogato come possibile sospettato degli omicidi avvenuti, il quale appare come un rude villano.

Foto 5

Il soggetto che cattura sicuramente di gran lunga l’attenzione del pubblico e il sonnambulo Cesare, il cui make-up è il più corposo e palesemente evidente di tutti, che rimarrà nella storia come un immagine cinematografica di grande impatto e manifestazione espressionistica.

Rispettivamente nella prima e seconda foto 6 ] l’attore Conrad Veidt nei panni di Cesare, sotto ipnosi è capace di obbedire e compiere qualsiasi azione. Subito si evince una base ben stratificata, omogenea e chiara su tutto il viso quasi a renderlo un fantasma, un sopracciglio folto e nero che segue la forma naturale dell’occhio, e labbra scure (sicuramente nella realtà di un rosso pieno), ma il tratto essenziale che fa da perno al trucco nel suo complesso sono gli occhi colorati di nero nella zona sotto oculare a partire dall’angolo interno fino a quello esterno chiudendosi con una sorta di forma spigolosa a punta, come anche al centro della guancia e lasciando chiara la palpebra mobile. Forma forse volutamente forzata quasi a richiamare lo scenario del film costituito spesso da forme con spigoli appuntiti, oltre a strade serpentine, ombre minacciose ecc. Naturalmente quest’immagine richiama alla mente qualcosa di quasi sovrannaturale, non a caso le foto sono riprese dalla scena in cui Cesare viene svegliato dalla bara e non appena apre gli occhi, spalancandoli, immediatamente pensiamo a qualcosa appartenente al regno dei morti, a qualcosa di freddo e inanimato, tutto questo grazie al trucco. Come per Caligari, anche per Cesare notiamo un cambiamento nelle ultime scene, quando anch’ egli viene identificato come un paziente dell’ospedale facendo parte della storia immaginaria di Franz.

Foto 7

Infatti sempre vicino a quell’aspetto un po’ più morto che vivo, dalla carnagione pallida, notiamo un occhio più pulito, lievemente ombreggiato, una bocca comunque dipinta ed uno sguardo assente, un po’ malinconico che gli conferisco un aspetto triste ma tetro. Da notare la differente colorazione tra il volto e le mani che ci dovrebbe confermare l’utilizzo di una base grassa sbiancante sul viso. Unica figura femminile presente come protagonista è Jane (foto. 8], di cui Franz è innamorato, la quale viene incorniciata da una lunga e folta chioma di capelli, piatti sulla testa, divisi nel mezzo e mossi su tutta la lunghezza; acconciatura forse non propriamente tipica di quel periodo, in quanto nel 1830 le pettinature aumentarono di volume con piccoli riccioli sulla fronte o sulle tempie, fino a diventare una massa voluminosa di capelli raccolti in alto con riccioli ai lati del viso per poi semplificarsi sempre più, giungendo dopo il 1840 ad un appiattimento e alla scomparsa dei ricci. Forse l’acconciatura così presentata, comunque in maniera semplice, cerca di rispecchiare un personaggio che insieme agli altri verso la fine viene presentato al pubblico come insano di mente e per tal senso più appropriata. Il make-up foto. 9] rappresentato sugli occhi da un colore sfumato a partire dalla palpebra mobile fino all’arcata sopraccigliare e dalla rima ciliare inferiore verso il basso, un sopracciglio discendente enfatizzato sicuramente con una matita, da conferirgli uno sguardo languido e triste ed una bocca resa un po’ più scura e assottigliata lungo il bordo superiore.

Foto 8

Foto 9

Foto 10

Anche qui, nella [foto 10] ritroviamo la versione reale di Jane ugualmente paziente della struttura, che appare come una regina, o meglio , grazie al suo aspetto quasi sofferente sembra riecheggiare le sembianze di una Madonna. Credo che si possa ben notare un labbro nettamente più scuro e marcato solo nella parte superiore mentre quello inferiore leggermente ombreggiato al centro viene lasciato quasi invisibile, uniformandosi al resto dell’incarnato, creando così l’effetto di una bocca piccola a forma di cuore.

In collaborazione con Vanessa Trezza

Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.

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