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Frankenstein di James Whale 1931

Tra i primi tentativi di realizzazione di effetti speciali in ambito Makeup possiamo datarli 1931 e la realizzazione in film del capolavoro di Mary Shelley.

Il film Frankenstein fu prodotto dagli Universal Studios ed ebbe come interprete della spaventosa creatura Boris Karloff.

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Make-up artist associato al nome del film fu Jack Pierce.

Pierce fu capo del reparto trucco ed è proprio a lui che dobbiamo l’aspetto tipico della creatura mostruosa dal nome Frankenstein.

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Ispirandosi, al precedente omonimo lavoro di Thomas Edison del 1910 e, in collaborazione con il regista Whale, Pierce diede vita ad un mostro “straordinario” introducendo per altro elementi innovativi, come la testa del mostro piatta, gli elettrodi attraverso il collo, le palpebre cadenti e l’uso del collodio (anche se ampiamente utilizzato già in teatro. Si racconta che Whale fece degli schizzi su un tovagliolino per spiegare a Pierce cosa avesse in mente.

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Ogni pellicola futura dal nome Frankenstein riprenderà questi elementi prendendo spunto proprio al suo lavoro.

foto3L’intero make-up fu realizzato in base ai tratti somatici di Karloff. Una cuffia fatta di cotone e collodio stratificati prese vita e divenne l’osso frontale e l’arcata sopraccigliare del mostro. I dettagli come cicatrici e sopracciglia dipinti e resi tridimensionali con la plastilina, cera cotone e collodio resero il tutto ancora più realistico.

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foto5L’immagine popolare del mostro di Frankenstein con la pelle verde proviene proprio da questo film: Pierce utilizzò un cerone verdastro per dare un aspetto cadaverico al viso. Per smorzare l’aspetto vivo degli occhi di Karloff, Pierce decise di creare delle palpebre di cera molto pesanti da applicare su quelle dell’attore così da permettere a quest’ultimo di aprire a mala pena gli occhi.

A Karloff fu persino tolto un ponte dentale parziale per donargli un “impeccabile” guancia scavata. I due bulloni, così chiamati comunemente, erano in realtà elettrodi da cui il mostro doveva ricavare l’energia vitale.

Da questi particolari pervenuti direttamente dal set, capiamo come sia veritiero che il makeup comportava un impegno di circa cinque ore per la realizzazione e molto tempo anche per toglierlo, ogni giorno.

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Karloff era disposto a dormire con il makeup pur di non sottoporsi quotidianamente a ore e ore di camerino, era disposto a girare il numero più ampio di scene pur di concludere questa affascinante e dolorosa esperienza.

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Anche grazie alla spettacolarità degli effetti speciali di Pierce possiamo dire che Frankenstein è giunto alla vetta del box office USA del 1931.

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Il successo del mostro fu totale, e la Universal, ancor oggi è proprietaria sui diritti dell’immagine, e continua ad incassarli per qualsiasi tipo di riproduzione.

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In collaborazione con D.Bianco

Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.

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