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Storia: Il Make Up Cinematografico degli Esordi

Data l’importanza delle espressioni facciali nei film muti, essenziale era il trucco per gli occhi, anche se nelle prime immagini in movimento era spesso esagerato e molto teatrale (soprattutto nei film dell’orrore). Nel corso di quel decennio, vasta era la produzione di film storici, di conseguenza l’attenzione era volta ancora al mondo del passato, riproponendone sullo schermo scenografie, costumi e trucco di epoche lontane ( anche se spesso il trucco era dell’epoca ricorrente e non del passato ). Uno dei più importanti kolossal storici del cinema italiano è Cabiria (Giovanni Pastrone, 1914).

Non vi sono primi piani nel film, ma grazie ad alcune foto pervenuteci è possibile osservare i volti più da vicino. L’immagine sotto mostra la regina Sofonisba e la sua serva Cabiria, dove si può ben notare che per il tipo di pellicola se gli occhi non fossero stati ben evidenziati sarebbero risultati poco visibili.

 

In una foto gli occhi di Cabiria sono contornati di nero ed allungati orizzontalmente verso la tempia, come già si usava in teatro. Anche Sofonisba mostra lo stesso trucco sugli occhi, forse ancora più evidenziati, esattamente come il sopracciglio ridisegnato e le labbra pienamente dipinte. L’attrice che interpretò la regina Sofonisba fu Italia Almirante Manzini che divenne una diva del cinema muto ed è proprio da questo che si sviluppa un nuovo genere in Italia: il divismo. Una delle prime pellicole appartenenti a questo genere è Assunta Spina (Gustavo Serena, 1915) avente come protagonista Francesca Bertini in un ruolo drammatico.

 

Attraverso il trucco esprime il senso di tragicità del personaggio. Il sopracciglio ridisegnato quasi squadrato e marcato, con un tratto discendente allungato; gli occhi sempre evidenziati di nero, anche oltre l’angolo esterno e le labbra colorate solo seguendo la loro forma naturale ma in ogni caso evidenziate. Sullo stesso filone di Cabiria, per quanto ne riguarda il carattere storico, Theda Bara interpreta un’importante figura femminile grazie a Cleopatra (Gordon Edwards, 1917) di cui ci è rimasto solo qualche frammento, ma molte foto ne testimoniano il trucco. Dall’originale si evince una limitata scala tonale di grigio ed uno stacco netto tra la carnagione chiarissima, con occhi e labbra scure, proprio per fare in modo che questi risultassero visibili. Come abbiamo già detto, il mondo orientale venne ripreso come fonte di ispirazione, non solo nelle tematiche ma anche nel trucco, soprattutto per quanto riguarda gli occhi: lo sguardo era tutto.

 

La zona intorno agli occhi veniva spesso resa scura per evidenziare il bianco del bulbo oculare,in maniera tale da creare contrasto o sarebbe risultato nullo soprattutto in presenza di capelli biondi, occhi azzurri e carnagione chiara. Diversi erano i colori utilizzati in varie proporzioni e miscele come il nero, marrone, blu, verde e rosso, a seconda del tipo di persona, considerando sempre il risultato finale che si voleva ottenere nel fotogramma.

Ad esempio nel caso di una persona dai capelli ed occhi castani o comunque scuri, spesso si prendeva in considerazione il verde, poiché essendo costituito da giallo e blu appariva chiaro in fotografia. La rima ciliare superiore veniva contornata con una matita per gli occhi ed il prodotto veniva sfumato verso il sopracciglio e/o verso la tempia fino a fondersi con l’incarnato; ugualmente per la rima cigliare inferiore che restava più satura lungo il bordo fino a degradare verso il basso.

Per una maggiore caratterizzazione l’angolo interno venivaombreggiato, anche se con ciò si rischiava di creare un effetto senescente. Le ciglia venivano rese più scure con un mascara nero o marrone, e le sopracciglia ritoccate con la matita per gli occhi o con il mascara stesso; nei casi in cui si dovesse dare una forma diversa, queste venivano annullate parzialmente o del tutto, tramite la stesura di un cerone e successivamente ridisegnate. Infine, riguardo alle labbra, a molti è nota l’applicazione del rouge e successivamente la nascita del lip rouge, anche se essendo fotografato nero dalla pellicola ortocromatica, in alcuni casi veniva usato moderatamente, o comunque assecondando il risultato che si voleva ottenere. In determinate circostanze si ricorreva alla glicerina non solo per rendere le labbra più brillanti, ma anche prominenti. Gli uomini adoperavano un cerone simile a quello impiegato per il viso in maniera tale che il contorno delle loro labbra risultasse evidente.

 

In collaborazione con V. Trezza

<p>Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.</p>

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