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Lon Chaney e le sue Trasformazioni

Definirlo attore sarebbe riduttivo poiché era anche truccatore. In realtà lui era artigiano di se stesso. Capace di plasmare il suo volto a tal punto da diventare un altro. Il primo grande trasformista.

Proprio in riferimento all'abilità nella creazione di Nosferatu, come non citare l’attore Lon Chaney soprannominato “l’uomo dai mille volti” per la sua rinomata maestria nell'uso del make-up. Tanti furono i personaggi che interpretò, tra i più celebri ricordiamo Il Gobbo di Notre Dame (Wallace Worsley, 1923) e Il fantasma dell’Opera (Rupert Julian, 1925), in cui mette in pratica la sua abilità nell'elaborare effetti speciali ritenuti davvero spaventosi per quel tempo. È proprio con lui che avviene, anche se non definitivamente, il distacco dal palcoscenico teatrale.

THE HUNCHBACK OF NOTRE DAME, Lon Chaney, 1923

Chaney cercava di dare vita ad un personaggio con stratagemmi che non avessero bisogno dei tratti somatici dell’attore, o comunque di quelle caratteristiche che erano di aiuto per la realizzazione di un personaggio, ma potevano essere applicati a chiunque. Tuttavia materiali come quelli che usiamo oggi ancora non erano presenti, e diversi erano gli stratagemmi usati, naturalmente il tipo di pellicola ne nascondeva la finzione. Osservando il personaggio di Quasimodo, non noteremo altro che un’interpretazione piuttosto grottesca e tecnicamente teatrale eppure il film riscosse un enorme successo.

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Come per Nosferatu, Chaney sembra aver usato materiali modellabili ma allo stesso tempo solidi per ricreare da meta volto in giù, una sorta di maschera o comunque una rappresentazione esteriore dell’anima di Quasimodo. Lampante è la presenza di capelli finti, come anche l’occhio e i denti.

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Ma il suo personaggio che rimarrà nella storia del cinema dell’orrore è Erik, il fantasma dell’Opera.

Il volto di Chaney sembrava rappresentare a tutti gli effetti il personaggio come concepito da Leroux. Anche se molte furono le interpretazioni dell’attore lungo la sua carriera, questa dimostra essere la più eccessiva nel make-up. Nonostante le varie leggende su come avesse ottenuto determinati effetti, come per esempio i dischi di celluloide in bocca per distendere le guance, è più semplice credere che abbia utilizzato del cotone con una pelle di collodio flessibile (come per Quasimodo) incollato alla superficie del viso e ricoperto con il cerone (anche guardando attentamente la foto lo si potrebbe notare).

I primi esperimenti di effetti speciali

Per il naso adoperava un materiale adesivo che incollava sulla punta e poi tirava verso l’alto per alzare la base del naso e dare così un aspetto simile ad un teschio; mentre le narici che avevano dimensioni diverse era soltanto un effetto dato dalla colorazione appunto di queste.

AMERICAN MASTERS: LON CHANAPHOTO: PhotoFest

AMERICAN MASTERS: LON CHANAPHOTO: PhotoFest

Occhi e labbra erano evidenziati semplicemente da una diversa colorazione che dava uno straordinario effetto ottico grazie alla base bianca, ad esempio per ottenere occhi più grandi bastava colorare tutta la zona di nero e lasciare una parte bianca in prossimità della rima ciliare inferiore, in maniera tale da confondersi con il bianco del bulbo oculare.

<p>Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.</p>

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