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Make Up di Trasformazione

Il Brutto Anatroccolo si Trasforma in Cigno

Ho scoperto questo testo per puro caso, scavando tra i mucchi li libri usati in una cesta di un mercatino dell’usato.

Ho divorato questo testo molto scorrevole nella lettura ed arrivato quasi alla fine la Ribolzi descrive perfettamente il mondo del make up di quel periodo o meglio come si stava evolvendo.

Descrive esattamente di come il make up stesso diventando più leggero rispetto al cerone, chiamato pasta di fondo tinta grazie alle nuove pellicole più sensibili.

La nuova pasta rosa sulla pelle delle attrici creava un aspetto naturale ed umano, molto lontano dalla texture cretosa dal colore verderame.

Le attrici dal volto angelico nella realtà avevano un tono verde di pelle per essere compensato dalle pellicole meno sensibili a tutto lo spettro del visibile.

Le Correzioni perc-westmore-martha-vickers-time-place-girl

Il compito del trucco, continua la Ribolzi, è quello di attenuare o abolire i difetti del viso giocando sull’effetto del rilievo e della rientranza che producono i chiaro scuri.

A questo proposito la scrittrice mette a confronto le caratteristiche di due volumetrie diverse: uno paffuto ed uno magro, facendo notare come il volto grassoccio apparisse più chiaro di quello magro, che invece appariva più scuro.

Continua nello specifico sicuramente supportata da un truccatore professionista.

Su una Diva con degli zigomi troppo pronunciati bisognava praticare una leggera ombreggiatura con cerone più bruno rispetto all’incarnato per ridurre il volume in pellicola.

Sul viso magro il cerone doveva essere più chiaro nell’incavo delle guance.

Il truccatore di cinema degli anni 40 doveva avere abili doti nel riprodurre il bello e nel creare il brutto attraverso caratterizzazioni o ferite.

[… S’intende che un buon truccatore deve essere, oltre che un tecnico della propria materia, un uomo esperto di molti studi e avere buone cognizioni di anatomia umana, di medicina, di arte, per poter imprimere su di un volto i segni delle più diverse malattie e per poterlo truccare in maniera intonata alla più diverse epoche storiche…]

I ceroni erano numerati solitamente da 1 a 10; il numero più basso corrispondeva una tinta pallida appena rosata e al dieci un rosso intenso, gradazione che in fotografia risultavano più o meno grigie.

Otre a queste colorazioni vi erano le paste speciali per le diverse etnie africane o asiatiche.

 Il trucco nel cinema tratto dal libro “Storia Aneddotica del Cinema” di Jole Ribolzi 1945

Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.

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