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Make Up di trasformazione il Brutto Anatroccolo diventa Cigno

Attraverso la bruttezza si creavano le dive!

Ho scoperto questo testo per puro caso, scavando tra i mucchi li libri usati in una cesta di un mercatino dell’usato. Ho divorato questo testo molto scorrevole nella lettura ed arrivato quasi alla fine la Ribolzi descrive perfettamente il mondo del make up di quel periodo o meglio come si stava evolvendo.

Descrive esattamente di come il make up stesso diventando più leggero rispetto al cerone ( chiamato pasta di fondo tinta ) grazie alle nuove pellicole più sensibili, e questa nuova “pasta rosa” usata sulla pelle delle attrici creasse un aspetto più naturale ed umano , lontano anni luce dalla texture “cretosa”, la definisce, e dal colore verderame! Si avete letto benissimo, quelle attrici dal volto angelico nelle realtà avevano un tono verde di pelle per essere compensato, diciamo così, dalle pellicole meno sensibili a tutto lo spettro del visibile.

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Il compito del trucco, continua la Ribolzi, è quello di attenuare o abolire i difetti del viso giocando sull’effetto del rilievo e della rientranza che producono rispettivamente i “chiaro scuri”. A questo proposito per far capire ai lettori la scrittrice fa un esempio quello di mettere a confronto le caratteristiche di due volumetrie diverse una tonda e grassa ed uno magro facendo notare come il volto grassoccio apparisse più chiaro di quello magro che invece appariva più scuro. Continua nello specifico sicuramente supportata da un truccatore professionista.

Supponiamo di avere una Diva con il difetto degli zigomi troppo pronunciati ( al giorno d’oggi non sarebbe un difetto anzi ) bisognava praticare una leggera ombreggiatura con macchie di cerone più bruno rispetto all’incarnato per far ridurre il volume in pellicola.

westmoreSul viso magro il cerone doveva essere più chiaro nell’incavo delle guance. Il truccatore di cinema degli anni 40 doveva avere abili doti sia nel riprodurre il bello che nel creare il brutto attraverso caratterizzazioni antipatiche o ferite e piaghe:

[… S’intende che un buon truccatore deve essere, oltre che un tecnico della propria materia, un uomo esperto di molti studi e avere buone cognizioni di anatomia umana, di medicina, di arte, per poter imprimere su di un volto i segni delle più diverse malattie e per poterlo truccare in maniera intonata alla più diverse epoche storiche…]

I ceroni erano numerati solitamente da 1 a 10 dove a numero più basso corrispondeva una pasta per fondo tinta pallida appena rosata e al dieci un rosso intenso, gradazione che in fotografia risultavano più o meno grigie. Otre a queste colorazioni vi erano le paste speciali per le diverse etnie africane o asiatiche.

 Il trucco nel cinema tratto dal libro “Storia Aneddotica del Cinema” di Jole Ribolzi 1945

Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.

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