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La Guerra e i mille “Trucchi” per non smettere di Brillare

Make-Up anni 40

Quando pensiamo al make up anni 40, solitamente le protagoniste dell’immaginario collettivo, sono loro “le labbra rosse”. Eppure c’è ben altro, c’è la straordinaria capacità delle donne di ricercare astutamente, modi alternativi per mantenere un benessere “apparente”, il sogno di brillare attraverso il make up, che la guerra in qualche modo aveva distrutto. Purtroppo infatti, il conflitto mondiale, aveva gradualmente influenzato la vita quotidiana e i cosmetici, non fecero eccezione.

Tante furono le alternative studiate dalle donne, alcuni esempi: sughero bruciato come mascara, il succo delle barbabietole usato come rossetto, bicarbonato di sodio in sostituzione del deodorante, la doratura del sugo, diventava tinta per le gambe con matita per sopracciglia, che tracciava la riga posteriore.

 

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“Like the other young women, I drew black lines down the back of our legs to pretend we were wearing stockings.

These were imposable [sic] to get until the Americans Forces arrived.”

 

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Difficile, per le donne era impossibile rinunciare ad esempio al rossetto, rimaneva l’unico modo per non perdere la femminilità mentre si svolgevano anche lavori maschili.

Complessivamente il Make Up anni 40 era naturale, da pallido ai toni di pelle leggermente abbronzata, matita per sopracciglia, una sferzata di mascara e un bagliore roseo sulle guance, riempito con una spruzzata di glamour data dal rossetto rosso, questa semplificazione era per il pubblico femminile “comune” sappiamo benissimo che le palette colori e le tecniche di applicazione professionali erano molto strutturate come suggeriscono le schede tecniche in Make up 100 anni allo specchio di Ciaramella Ed. Efesto, come oggi la tecnica resta dei truccatori il messaggio arriva scevro di tecnica alla massa.

Qualunque donna, a qualsiasi classe appartenesse, ha sempre fatto lo “sforzo” di mostrarsi curata con quel poco che aveva. Pian piano comunque tornò quello spiraglio di speranza, con esso la produzione, nel caso specifico, quella cosmetica. I colori dei fondotinta erano mirati a donare un aspetto con “colorito sano”, fornendo così un look naturale o un lieve aspetto abbronzato come la “Helena Rubistain” con “Beach Ton Foundation”.

…il “bagliore” scaturito

da un bacio di sole.

 

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“We had no real cosmetics so we dyed our legs to look like stockings and wore beetroot juice for lipstick”

Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.

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