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Rita Hayworth

Rita Hayworth, attrice e ballerina americana, ha raggiunto la fama negli anni ’40 come una delle stelle superiori dell’era.

La stampa ha coniato il termine Dea dell’Amore per descrivere la Hayworth quando divenne l’idolo più glamour del grande schermo negli anni ’40.

Era la top pin-up girl per i GI durante la Seconda Guerra Mondiale.

Le Origini

Rita Hayworth nacque a Brooklyn, New York, nel 1918 come Margarita Carmen Cansino, figlia maggiore di due ballerini;

Sua madre, Volga Hayworth, si esibì spesso tra le ragazze di Ziegfeld. Anche il nonno paterno, Antonio Cansino, aveva un passato artistico, era infatti un famoso come ballerino classico spagnolo, che diffuse il bolero e rese la sua scuola di danza a Madrid famosa nel mondo.

Genitori Ambiziosi

I genitori di Rita ambivano per lei a una grande carriera: il padre voleva che lei diventasse una ballerina professionista, mentre sua madre sperava che diventasse un’attrice.

La Hayworth infatti già da quando aveva tre anni e mezzo iniziò a prendere lezioni di danza, solo per accontentare il padre.

Debuttò pubblicamente, nel 1926 all’età di otto anni, in La Fiesta, un cortometraggio per Warner Bros.

Nel 1927, suo padre ha portò la famiglia a Hollywood e fondò il suo studio di danza, dove insegnò a ballare a stelle come James Cagney e Jean Harlow. Durante la Grande Depressione, perse tutti i suoi investimenti.

Nel 1931, Eduardo Cansino formò con la sua figlia di 12 anni un opera, Dancing Cansinos, ma dal momento che per la legge Californiana; Margarita era però troppo giovane per i locali notturni e nei bar, suo padre la faceva esibire nel confine, a Tijuana, in Messico, per questo Rita non frequentò mai le scuole superiori.

La Scoperta

La Hayworth prese parte al film Cruz Diablo all’età di 16 anni, l’anno successivo al film Caliente, con l’attrice messicana Dolores del Río, mentre ancora ballava con suo padre in vari locali notturni.

Quando Winfield Sheehan, capo della Fox Film Corporation, vide la Hayworth ballare in un club, la convocò immediatamente per fare un test sullo schermo e impressionato dalla sua fotogenicità, le fece firmare un contratto di sei mesi con la Fox, sotto il nome di Rita Cansino.

Fox la lasciò cadere dopo cinque piccoli ruoli, ma la promozione esperta e sfruttatrice del suo primo marito Edward Judson presto portò a Rita un nuovo contratto alla Columbia Pictures, dove il capo dello studio Harry Cohn cambiò il suo cognome in Hayworth e approvò l’innalzamento dell’attaccatura dei capelli per elettrolisi.

Dopo 13 ruoli principalmente minori, la Columbia la prestò alla Warner Bros, per il suo primo grande successo, Bionda Fragola (1941).

La sua splendida danza con Fred Astaire ne L’inarrivabile felicità (1941) la rese una star.

Gilda e le Critiche

Di persona Rita era timida, silenziosa e senza pretese; solo le telecamere accendevano il suo esplosivo carisma sessuale che in Gilda (1946) la rese una superstar.

La Hayworth è conosciuta infatti sopratutto per la sua performance nel 1946 film noir, Gilda, con Glenn Ford, in cui ha interpretato la femme fatale nel suo primo importante ruolo drammatico.

La sua carriera non è mai stata la stessa dopo questa pellicola, perchè in fin dei conti forse non riuscì mai a staccarsi da questo ruolo.

Forse Gene Ringgold ha osservato:

“Rita Hayworth non è un’attrice di grande profondità, era una ballerina, una personalità affascinante e un sex symbol. Queste qualità sono tali che non possono portarla avanti professionalmente.”

Il Make-up

Rita Hayworth nella maggior parte delle pellicole interpreta, una donna sensuale, che mentre si esibisce, cantando e ballando, lascia tutti gli uomini senza fiato.

Pertanto per interpretare questi ruoli da femme fatale, il suo sguardo era sempre al centro dell’attenzione.

Quindi gli occhi venivano enfatizzati con un ombretto cremoso, probabilmente marrone, e con l’aiuto di lunghissime ciglia finte per uno sguardo da perfetta ammaliatrice.

Agli esordi della sua carriera la sua forma di viso è stata sapientemente modificata, depilando la sua attaccatura dei capelli che le rendeva la fronte bassa e stretta.

Importantissima anche la bocca, bella piena e dal colore rosso, con un effetto leggermente lucido.

Rita aveva il suo make-up artist di fiducia Bob Schiffer, incontrato per la prima volta sul set di Only Angels Have Wings, nel 1939 in cui la rese una dea dell’amore

Da quel momento divenne indispensabile per 11 dei suoi film dal 1939 al 1958; il suo compito era assicurarsi che Rita fosse sempre impeccabile.Rita si fidava di Schiffer, sia per la sua abilità professionale che per l’amicizia.

Sapeva infatti che, quando era infelice, Bob le avrebbe dato il suo perenne semi-felice look inclinando il rossetto.

Dopo la seconda guerra mondiale, ritornò ad assistere Rita Hayworth in The Lady From Shanghai nel 1947, film in cui Schiffer tagliò i lunghi capelli rossi di Rita in un bob e li tinse di biondo platino.

Nelle altre occasioni i lunghi capelli rossi di Rita erano acconciati con onde voluminose perfettamente pettinate in modo che incorniciassero il viso dell’attrice e che fossero fluenti durante i suoi balletti.

Il Declino

La crisi ebbe inizio con i film La signora di Shanghai (1947) e Champagne Safari (1954). Poi, dopo Salomè nel 1953, non apparse più sul grande schermo fino a Pal Joey nel 1957.

Parte della motivazione di questa spirale discendente era la televisione, ma anche perchè Rita era stata sostituita dalla nuova stella della Columbia, Kim Novak.

Inoltre dal 1960, quando aveva solo 42 anni, l’esordio precoce della malattia di Alzheimer, non diagnosticata fino al 1980, limitava l’abilità di Rita.

Per questo gli ultimi ruoli della sua carriera erano sempre più piccoli.
Quasi indifesa nel 1981, Rita è stata accudita da sua figli Yasmin Khan fino alla sua morte all’età di 68 anni.

Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.

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