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Addio al Dr. Frankenstein più amato del Cinema

Muore Gene Wilder il Dr. Frankenstein più amato del Cinema

Il 29 agosto 2016 si è spento, all’eta di 83 anni, dopo una lunga malattia Gene Wilder. Attore, regista e sceneggiatore era uno dei geni comici di Hollywood. Il suo Frankenstein Junior ha segnato la storia del cinema.

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L’irresistibile intensità di quello sguardo, cosi tenero e vispo, ha reso Gene Wilder uno degli interpreti più amati di tutti i tempi.  Il divo, originario del Wisconsin, nasce l’11 giugno del 1933, figlio di ebrei russi immigrati in America.

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Jerome Silberman, il suo vero nome, mentre frequentava gli studi universitari inizia a studiare recitazione e a lavorare negli spettacoli estivi di una compagnia di repertorio.

Intraprende la sua carriera iniziando a recitare nei teatri off-Broadway. L’incredibile talento e la voglia di fare successo, lo portano nel 1967 al debutto sul grande schermo, con una piccola memorabile parte nel film “Gangster Story” (1967) di Arthur Penn. L’anno successivo ottiene una nomination all’Oscar come Migliore Attore non Protagonista nel film “Per favore, non toccate le vecchiette” di Mel Brooks.

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Ha inizio cosi, uno splendido sodalizio tra l’esuberante interprete e il geniale cineasta newyorkese, una collaborazione che raggiunge il suo apice nel 1974 con il celeberrimo Frankenstein Jr. L’esilarante parodia, riceve tra gli altri, il premio Oscar come Miglior Sceneggiatura non Originale che lo stesso Wilder stila a quattro mani con il regista.

 

Frankenstein Junior

Dopo il film di Woody Allen e Il rinoceronte di Tom O’Horgan, Gene Wilder collaborò nuovamente con Mel Brooks in Mezzogiorno e mezzo di fuoco: una parodia western in cui si parlava – anche, ma non solo – di razzismo. Intanto Wilder cominciò a lavorare a una sua idea: Frankenstein Junior, liberamente ispirato al romanzo di Mary Shelley. Scrisse la sceneggiatura e più volte la propose a Mel Brooks che però continuava a rifiutare.

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Fu il successo commerciale che investì Wilder (prima con Mezzogiorno e mezzo di fuoco, poi con Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso) che convinse il regista.

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I due rimisero mano alla sceneggiatura; scelsero gli attori (fu Wilder a chiamare Feldman per il ruolo di Igor), e quando Frankenstein Junior uscì al cinema, pubblico e critica ne furono entusiasti: per la sua comicità, le sue citazioni e il suo parodismo sopraffine. Wilder e Brooks vennero candidati all’Oscar per la migliore sceneggiatura, e moltissime delle battute del film entrarono nell’immaginario comune.

Il makeup cinematografico del  Dr Frankenstein

L’attrice Cloris Leachman ha curato il proprio makeup, tant’è che ha deciso di ampliare il maquillage del personaggio da lei interpretato, con una verruca sul mento.

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Quando gli è stato chiesto da Brooks perché lei ha inserito questo dettaglio, la sua risposta è stata: “per il personaggio”. Il make-up di Peter Boyle era di una tonalità verde, tuttavia appariva bianco pallido quando veniva ripreso in bianco e nero.

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Nella scena durante il temporale, in cui si intravede all’interno lo scheletro dell’attore, l’effetto incandescente che si viene a creare sulla faccia di Frankenstein (interpretato da Peter Boyle), è stato ottenuto posizionando una lampadina all’interno del calco della testa di Frankenstein, e la luminosità veniva regolata con un reostato.

 

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

In quegli anni l’attore, viene scritturato da Mel Stuart nel memorabile Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato. L’aspetto bizzarro e l’espressione stralunata che il divo dona al suo personaggio, hanno fatto scuola. Grazie all’indimenticabile performance, quando penseremo allo stravagante pasticciere più famoso del mondo ci ricorderemo sempre di Gene!

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Quando uscì per la prima volta al cinema, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato fu un insuccesso. Roald Dahl, che aveva scritto il romanzo a cui il film si ispirava, se ne discostò completamente.

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È stato nel corso degli anni, grazie ai continui passaggi in televisione, che Willy Wonka, interpretato da un bravissimo Wilder, ha acquistato la fama di cui gode oggi.

Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.

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