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Nosferatu – Analisi sul Trucco di Caratterizzazione di un Cult Horror

Altro grande film appartenente a questo filone è Nosferatu il vampiro e analizzando il Trucco di Caratterizzazione che lo ha caratterizzato, nel film liberamente ispirato al romanzo di Bram Stoker e considerato uno dei capisaldi del cinema horror, nonché una delle prime trasformazioni più cinematografica che teatrale. Il film è ambientato nel 1838, e narra a storia di un giovane agente immobiliare che viene inviato dal suo principale in Transilvania per far firmare un atto di compravendita al Conte Orlok, personaggio che da subito mostra un aspetto sinistro, rivelandosi in seguito come il leggendario Nosferatu, vampiro capace di nutrirsi del sangue delle proprie vittime.

Come si può ben notare dalle illustrazioni [ 1] e [ 2 ] l’aspetto del Conte Orlock è a dir poco inquietante e poco rassicurante. Nonostante siano immagini antecedenti alla sua manifestazione come vampiro, subito si comprende la natura del personaggio, legata a qualcosa di misterioso ed oscuro. La comprensione è sempre aiutata da alcuni elementi caratterizzanti, per cui oltre l’abbigliamento e la postura, l’occhio cade sul make-up.

Il trucco ancora una volta è posto in evidenza in tutta la zona oculare, che appare visibilmente scura, quasi ad imitare un teschio, simbolo che comunque richiama la morte. Troviamo poi un viso lungo e scarno, un sopracciglio spesso, folto, con un punto di altezza molto elevato e la parte discendente aperta verso la tempia; il naso poi presenta un’evidente gobba sul dorso e risulta di una grandezza spropositata, tutti elementi che difficilmente passano in secondo piano. Il film ha suscitato grande discussione su quale persona reale si celasse dietro il costume del Conte Orlok, ipotesi attribuita all’attore Max Schreck [ 3 ] e confermata dalla sua vaga somiglianza con il personaggio. Nonostante tutte le leggende, non possiamo mettere in discussione il fatto che si sia fatto ricorso all’arte del camuffamento e a un elaborato trucco scenico.

Non ci sono testimonianze che provino l’utilizzo di una calotta o materiali tali da realizzare una testa senza capelli in questa pellicola, ma sembra abbastanza evidente che sia stata usata e successivamente anche resa irregolare inspessendo delle zone con la cera, materiale molto usato anche in teatro per caratterizzare i personaggi con nuove fattezze. La testa è stata probabilmente resa più deforme anche grazie alle inquadrature dal basso verso l’alto; forse l’attore si è addirittura rasato, ma questa è una mia congettura. Prima di procedere con la base sul volto, avrà utilizzato lo stesso prodotto a base cerosa (impastato con lo spirit gum) per simulare l’enorme naso e anche la zona del labbro superiore modellandolo con le dita, e avrà resto reso uniforme e liscia a proto-protesi con le dita unte di “cold cream”.

Allo stesso modo avrà proceduto per le orecchie, rese a punta proprio per simulare un essere malefico. Tale prodotto andava incollato con lo spirit gum prima del make-up perché aveva maggiore aderenza su una pelle asciutta e anche perché la successiva applicazione di trucco avrebbe aiutato la protesi a fondersi meglio. Questo materiale malleabile poteva essere applicato in qualsiasi area laddove si volesse modificare la morfologia, solo che col tempo venne screditato dal cinema perché l’effetto non sembrava realistico; naturalmente ciò accadde con l’evoluzione della pellicola stessa. Oltre questi due elementi, altra finzione è l’aggiunta di peli sulle sopracciglia e vicino le orecchie, denti appuntiti e unghie lunghissime. Sul viso sarà stato applicato un cerone di una tonalità che in pellicola risultasse abbastanza chiaro ed esteso anche sulla testa e dopodiché incipriato.

In alcune scene i lati del viso sembrano ombreggiati, soprattutto sotto l’osso dello zigomo, il che simula sempre più l’effetto emaciato di un volto scheletrico. La figura nel suo complesso appare snella e slanciata come le sue mani le cui dita affusolate e lunghe sono estremizzate da unghia finte, utilizzate già nel teatro per l’invecchiamento e la creazione di personaggi orientali. Tali unghie andavano modellate per adattarle alla forma della mano e venivano fissate con del mastice. Personaggio molto vicino a quello del conte è Knock [ 7 ], titolare sul lavoro del giovane Hutter, che si rivela poi essere vittima della volontà di Orlock.

L’osservazione attraverso questa foto permette di percepire immediatamente qualcosa di ingannevole. L’attore che lo interpreta, Alexander Granach [ 8 ], all’epoca doveva avere solo 29 anni e vedendo una sua foto appare subito agli occhi quanto sia stata notevole la trasformazione. Anche lui appare calvo, con un girello di capelli crespi ugualmente aggiunti sulle sopracciglia, esageratamente folte, chiudendogli lo sguardo in un’espressione aggrottata; gli occhi vengono naturalmente debordati di nero. In alcune scene in cui mostra un sorriso un po’ da folle, i denti appaiono alquanto strani, per cui non escludo l’utilizzo di denti finiti, o anche la loro colorazione. In questo caso l’attore ha utilizzato quindi una calotta che coprisse parzialmente le sopracciglia naturali e che si appoggiasse sulla glabella. L’attaccatura della calotta viene camuffata ai lati con il crespo per i capelli e sulle sopracciglia disegnando il nuovo arco per poi incollarli sopra il crespo, e disegnandovi sopra le linee della fronte, chiaramente finte.

Per quanto riguarda il giovane protagonista Hutter, dovendo interpretare un uomo comune dalla vita serena, il suo trucco è molto naturale, tipicamente ideato giusto per uniformare l’incarnato e per andare incontro alle esigenze della pellicola [ 9]. Solo in una scena, quando si risveglia dopo la notte al castello, notando due fori sul suo collo riflesso in uno specchio, viene messa in primo piano la bocca [ 10] che appare di un grigio più scuro rispetto all’incarnato, per cui deduco che sia stata colorata ed è alquanto lucida, il che mi fa pensare all’utilizzo della glicerina per dare luminosità.

 

 

Come in ogni grande film, c’è sempre una figura femminile punto cardine della storia. È Ellen, moglie di Hutter, desiderata dal vampiro, che alla fine si sacrifica per mettere fine alle atroci morti.

 

Volendo paragonare questa donna con la Jane del Dr. Caligari, subito si evince come quest’ultima porti un trucco più estremo, caratterizzante e quasi teatrale; Ellen invece, incarna il ruolo della moglie fedele, follemente innamorata del proprio coniuge a tal punto da sacrificare la propria vita per la sua. Certamente, anche lei esageratamente truccata ma non caratterizzata, per cui il sopracciglio segue l’osso orbicolare, il colore sugli occhi non è estremizzato e le labbra ridipinte giusto per dargli forma sullo schermo. In entrambe le figure femminili si possono notare dei volti alquanto piatti, in perfetta linea con l’ideale di bellezza dell’epoca, e le tecniche di make up beauty ancora prive di correzioni volumetriche.

In contrapposizione troviamo la ricerca storica per l’acconciatura che, a differenza del trucco, rispecchia il periodo tra il 1838 e il 1840, costituita da una riga al centro o laterale con dei riccioli lasciati scendere lungo il viso. In questo film c’è una notevole applicazione di barbe e posticci, adoperati come nel teatro e ritenuti comunque di grande effetto per il cinema, seguendo sempre uno stereotipo. Ad esempio possiamo notare la figura del professore, che indossa una folta barba atta ad incorniciare i lati del viso fino a comprendere tutta la mascella, tipica di un uomo intellettuale, mentre troviamo anche una guardia tedesca con il tipico baffo, un po’ estremizzato.

Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.

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