Il San Carlo Napoletano

 Il San Carlo napoletano è Il teatro d’Opera più antico d’Europa e si trova al

Interno del teatro San Carlo

 Il San Carlo napoletano è Il teatro d’Opera più antico d’Europa e si trova al centro della città di Napoli, un gioiello architettonico neoclassico, in oro e porpora.

 

‘a Meraviglia

Ancora nessuno ha trovato parole esaurienti per descriverne la magnificenza. Stendhal ci provò così:

Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita. Nulla di più fresco e nulla di più maestoso: due cose che non è facile trovare insieme. In Europa non c’è nulla che non dico somigli, ma che possa anche lontanamente dare un’idea di ciò che vedo”

Interno del teatro San Carlo

Napoli, capitale europea

Ben prima della Fenice di Venezia e della Scala di Milano, il Teatro San Carlo fu inaugurato il 4 novembre 1737, per volontà del Re Carlo III di Borbone.
Il Re voleva per Napoli un luogo che rappresentasse le arti. Che fosse la più prestigiosa sala in cui accogliere i monarchi e la nobiltà.
Il San Carlo ben presto diventò, per i compositori italiani e stranieri, un traguardo da raggiungere per coronare la propria carriera.

Sala del Grand Tour. Odette Nicoletti, L’Osteria di Marechiaro, Stagione concerti 2001/02.
Fonte: Teatro di San Carlo di Napoli. Pioli. Ed. Scripta Manent

E’ nu signore ‘e duje cannelotte”


L’atmosfera del Teatro era riscaldata e resa ancor più suggestiva da centinaia di candele, che i nobili ponevano davanti al proprio palco. Dal numero di candele era definita l’importanza della nobiltà e del censo. Infatti, per dire di un signore che non godeva di grandi fortune economiche era in uso l’espressione popolare “è nu signore ‘e duie cannelotte (un signore si poteva permettere solo due candele).

Spettatori allo specchio

All’interno di ogni palco, ancora oggi ci sono degli specchi: questi servivano per amplificare la luce delle candele, consentivano alle dame di controllare il proprio make-up e abbigliamento, e secondo alcuni racconti, erano utili per capire quando battere le mani: nessuno, infatti, poteva applaudire prima che applaudisse il re. In questo modo, tutti avevano la testa rivolta verso il palcoscenico e gli occhi rivolti verso il sovrano.

“IL REAL TEATRO SAN CARLO NON è Più”

(Il Giornale delle Due Sicilie, 14 febbraio 1816)

Gli anni di splendore proseguirono fino alla notte del 12 febbraio 1816, quando un incendio distrusse interamente il Massimo napoletano. Rimasero intatti soltanto i muri perimetrali.

La ricostruzione, compiuta nell’arco di dieci mesi, fu diretta da Antonio Niccolini, che restituì ai napoletani un San Carlo ancora più sfolgorante. Vennero apportati miglioramenti alla già eccellente acustica, che l’hanno resa praticamente perfetta e tra le migliori al mondo.

Anton Sminck Pitloo, L’incendio del Teatro di San Carlo del 13 febbraio 1816, Museo e Real Bosco di Capodimonte. Fonte Teatro di San Carlo di Napoli. Pioli. Ed. Scripta Manent

Curiosità

Se visitate il teatro, provate ad alzare gli occhi al cielo: resterete ammirati dal magnifico soffitto con Apollo e Minerva, dipinto da Giuseppe Cammarano.

 

 Il san Carlo napoletano

Inoltre, sotto l’arco che sormonta il palcoscenico, si trova un orologio dal quadrante mobile. La lancetta (il braccio destro della figura con le ali) rimane ferma, mentre gira il quadrante. La leggenda vuole che la sirena, rappresentata in basso a sinistra dell’orologio, suggerisca al Tempo, la figura alata, di far scorrere più lentamente i minuti, in modo tale da riuscire a godere della bellezza delle arti, raffigurate nelle vesti delle tre Muse: la Poesia, la Musica e la Danza.

Agli occhi di Stendhal, il teatro si presentava in azzurro e argento, con alcune parti in oro.
L’azzurro era il colore ufficiale della Real Casa dei Borbone.
Fu Ferdinando II, nella ristrutturazione del 1844, che fece cambiare i colori in rosso e oro, per allinearsi ai teatri d’opera europei.

Interno del Teatro di San Carlo, prima della ristrutturazione del 1844

Per conoscere a fondo la storia del San Carlo, raccontata attraverso i suoi più grandi protagonisti, un libro che non può mancare nella libreria degli appassionati è “Teatro di San Carlo di Napoli” di Pietro Mioli, ed. Scripta Manent.

È una raccolta preziosa di fotografie di archivio, di cui vi mostriamo qui, qualche piccola anteprima. Emozionanti le parole di chi ha calcato il magnifico palco e ne racconta la sua esperienza.

Travolgente la storia narrata tra le righe, ma soprattutto attraverso immagini inedite, delle opere rappresentate, degli artisti che si sono esibiti, delle scenografie che hanno dato un’identità estemporanea al palco, nel corso dei decenni. E ancora, impresse sulle pagine che scorriamo, costumi di scena, coreografie e bozzetti originali con caratterizzazioni di epoche diverse.e

 

 

E ancora tanto altro

 

È la storia del San Carlo, ma è anche lo specchio dell’evoluzione del costume, del make-up, dell’opera, dell’arte. Tutto generosamente raccolto in un’opera unica che può essere considerata il compendio di una storia di inestimabile ricchezza, che dura dal 1737.

Fonti

“Teatro di San Carlo di Napoli” di Pietro Mioli, ed. Scripta Manent.

grazie a C. La Marca allieva di Antonio Ciaramella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.

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