Max Factor: Cinema e Televisione

Il rapporto di Max Factor con il cinema e la televisione fu sempre strettissimo, quasi

Il rapporto di Max Factor con il cinema e la televisione fu sempre strettissimo, quasi simbiotico.

Con la scoperta di nuove tecnologie e le conseguenti esigenze, Max Factor ricercava e produceva la risoluzione corrispondente nel make-up.

I segreti del trucco per apparire come le star dei sogni erano ormai appannaggio di tutti.

L’Incontro con la Televisione

L’avvento della televisione commerciale in America avvenne durante gli anni ‘40 e ‘50 ma, come in Europa, ci furono trasmissioni di prova già dagli anni 30; già da allora Max Factor si scontrò con un make-up che, dava buonissimi risultati nella vita reale, ma donava un aspetto terribile nella ripresa televisiva.

La tonalità rossa, che compone la pelle, non veniva adeguatamente registrata e lo spettro dei colori caldi veniva registrato con tonalità grigie piatte ed innaturali.

Così trovò un compromesso sostituendo il colore verde al rosso, suo complementare, per creare forti contrasti che dessero espressione e movimento ai volti in bianco e nero.

Quindi utilizzava il verde per le ombre, per le rughe, per gli occhi, le sopracciglia e il rosso per ammorbidire le ombre e le macchie.

La Pellicola Ortocromatica

Difficoltà simili furono affrontate anche nel cinema dove fino al 1920 la maggior parte dei film furono realizzati con pellicole sensibili al blu-violetto (pellicola ortocromatica) ed insensibili al giallo-rosso.

Questo significava che i rossi ed i gialli venivano registrati come nero ed i blu leggeri come bianco; per questo i capelli biondi risultavano troppo scuri, gli occhi azzurri quasi bianchi ed un cielo nuvoloso appariva bianco piatto.

Miscelare i colori sulla pelle, affinché nella ripresa risultassero diverse tonalità di grigio, per dare le giuste proporzioni, non era da tutti.

Il Supreme Greasepaint di Max Factor, donando una compattezza elastica e adattandosi ai volti degli attori contribuiva moltissimo ad evitare ombre e fessure che in un contesto del genere sarebbero state esageratamente evidenti e contrastate.

La Pellicola Pancromatica

L’avvento della pellicola pancromatica, permise alla cinepresa di percepire l’intero spettro visibile dei colori; questa infatti, seppure ancora in bianco e nero, regalava più fedeli sfumature di grigio.

Anche se il primo esperimento negli stati Uniti fu realizzato nel 1913, è nel 1922 che fu girato il primo film pancromatico.

La Nuova Illuminazione

Nel 1927 alcuni studi che stavano usando la pellicola pancromatica cominciarono a passare alle lampade ad incandescenza, note anche come lampade Madza; queste producevano luce nello spettro completo e rispetto alle lampade ad arco erano più silenziose, fattore fondamentale dopo l’introduzione del sonoro nel 1927.

La Soluzione

Ai test partecipò anche Max Factor che inviò il make-up artist Edward Kaufman con un set completo di make-up.

Sebbene la pellicola pancromatica registrasse tutto lo spettro visibile, era più sensibile al blu rispetto che al rosso, a differenza delle lampade ad incandescenza che rilevavano di più il rosso.

Factor aggiunse così sufficienti percentuali di blu, in proporzione al rosso, affinchè la resa tonale fotografica fosse più vicina alla percezione reale.

La mancanza di idonei strumenti colorimetrici obbligò Max Factor a testare i colori attraverso tentativi ed errori:

Aumentò nei colori più scuri le quantità di giallo e blu e diminuì il rosso; inoltre aggiunse polveri per ridurre la lucentezza e la riflessione del cerone.

Con i toni del marrone, il miglior compromesso visibile attraverso miscele di blu, rosso, giallo e verde brillante, si fece strada anche la ricerca del make-up nei toni naturali.

La scoperta ed il lancio nel 1935 del Pancake e la definizione del trucco Pancromatico furono l’eredità che il genio visionario Max Factor lasciò all’azienda ed al mondo intero.

Fotografia e make up, sono gli elementi cardine del percorso trasversale e dinamico che, sin da giovane, ha segnato l’animo di Antonio Ciaramella. Se le sue origini partenopee gli hanno conferito l’arte del parlare romantico, la sua determinazione l’ha portato ad inseguire costantemente la bellezza.

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